Asso_2nd on giugno 26th, 2009

Michael Jackson in concerto

La notizia è ormai rimbalzata in tutto il globo, ma non è certo per dovere di cronaca che ho deciso di postare questo commento. No, direi di no. Michael Jackson (1958 – 2009) è venuto a mancare ieri sera e quello che a me fa rabbia (un po’ come successe con la presunta overdose di Heath Ledger) sono i soliti commenti maligni dei più, probabilmente dettati dall’invidia verso chi è riuscito ad avere praticamente tutto dalla vita (e anche a sperperarlo, ma questo è un altro discorso).

Partiamo da un presupposto fondamentale. Oggi che Jacko è venuto a mancare, Monnwalker per Sega Mega Drivetutti si sono riscoperti fan del re del Pop (o critici d.o.c., ma di questo parleremo in seguito), ma per me così non è. Io ho la videocassetta con il singolo Thriller, ho ancora i dischi in vinile di Dangerous e Bad, più tutti i suoi CD più recenti. Da piccolo giocavo a Moonwalker su Sega Mega Drive, in macchina ho un supporto audio pieno di suoi MP3 (legalmente detenuti visto che ho gli originali, ndr), quindi posso annoverarmi tra la schiera di “fan” originali e non tra gli avvoltoi. Detto ciò, mi sembrava doversa come premessa, ecco perché ho deciso di postare questo commento:

  1. Non capisco perché insultare una persona. Jacko è morto, ok. Vi stava sul culo? Fatti vostri, tenetevelo per voi. Insultare i morti non è carino, indipendentemente da chi essi siano.
  2. Ok, siamo in un paese libero. Se non sapete rispettare i defunti e pensate che essendo in un libero stato possiate buttare merda su chi ormai non può neanche più difendersi fate pure, ma almeno cercate di non invadere i canali di comunicazione che con l’argomento c’entrano poco o nulla. Mi spiego meglio: ieri sera stavo raidando a Ulduar… finito il gioco al massacro (il Council ci ha fatto il culo qualcosa come 6 volte prima di andare giù) e recollati a Dala/IF/SW/dovecazzosietebindati, ho trovato la chat piena di insulti vari a Michael. Ma perché?? Che senso ha insultare gratuitamente una persona?? Su World of Warcraft, poi!
  3. Michael Jackson Smooth CriminalVa bene, mettiamo che si rispettano i canali convenzionali di diffamazione (???). Stranamente leggo solo insulti alla “persona Michael Jackson” del tipo: “pedofilo”, “vita inutile”, “papà inetto”.
    Ehi, ragazzi… non sapevo foste suoi amici intimi. Per quanto ne so io Jacko non è mai stato condannato per pedofilia, anzi, è stato assolto; se poi siete convinti del contrario… va bene, fatti vostri, però rimane il fatto che lui non può più difendersi, mentre se io scrivo che voi siete dei mangia bambini mi prendo una querela per diffamazione prima di subito.
    La sua vita non ha lasciato il segno, è stato inutile. Woah, poarole grosse! Sbaglio o stiamo parlando di una persona che ha ricevuto nonsopiùquantipremi per i suoi aiuti umanitari? Uno dei quali direttamente dalle mani del Presidente degli Stati Uniti d’America? Cavolo, anche io voglio avere una vita inutile come la sua.
    Papà inetto… ah, abbiamo quindi dei figli illeggittimi di Michial Jackson qui. Mi spiace, non sapevo. Però aiutatemi a capire. In base a cosa è un papà inetto? Perché fa indossare le maschere ai figli? O perché qualcuno dice che li ha sventolati da una finestra? Meglio lui o le star che vedono i figli una volta l’anno? Mah…

Insomma, mi sembra che in giro, ora come ora, si leggano molte polemiche sterili. Se volete esprimere la vostra rabbia fatelo criticando chi ammazza sulle strade, chi sta uccidendo la gente in Iran per le elezioni, chi ammazza i propri dipendenti per risparmiare sulla sicurezza.
Penso che prendersela con un defunto che, nella sua vita, ha per sempre lasciato il segno nella musica Pop, sia un po’ fuori luogo. Io, invece, lo voglio ricordare così:

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Asso_2nd on giugno 18th, 2009

…sulle 2 ruote!

Ebbene si, mi sembra doveroso aggiungere un paio di righe su questo (inutile) blog riguardanti la sicurezza stradale sulle due ruote. Il motivo? E’ semplice: ultimamente 4 dei miei amici sono saliti in sella a una moto e a differenza del sottoscritto (che senza paraschiena non fa neanche 200 metri) mi sembrano molto meno inclini a preoccuparsi dell’argomento (questa affermazione non vuole essere una critica nei loro confronti, ci mancherebbe, ma solo un modo per sottolineare quanto sia molto più apprensivo).

Io, invece, rimango dell’idea che la paura nel salire su una due ruote debba esserci sempre, perché è la paura stessa che evita di farti fare cazzate o che ti invita a guidare con prudenza. Detto questo… girovagando su internet per cercare qualche articolo che potesse aiutarmi nella redazione del mio, ho trovato un lavoro meraviglioso al riguardo. Si tratta dell’intervento “Moto: guida sicura/difensiva in motocicletta” scritto dal blogger bruce0wayne (quella in mezzo non è una o, ma uno zero!). Ora, siccome non mi sento di dover reinventare la ruota, vi riporterò qui di seguito alcuni interventi tratti dal suddetto articolo. Se li trovate interessanti, o se ne volete sapere di più, cliccate sul link e andate a vedervi il post originale. Vi assicuro che ne vale la pena.

# Bisogna considerarsi invisibili: le auto non guardano, non vedono, non notano i motociclisti; si aspettano sempre e solo di incontrare altre auto. Mai dare per scontato che l’automobilista che ci sta di fronte ci abbia visto nello specchietto retrovisore

# Mai sorpassare nelle strade con incroci o altre strade secondarie che s’immettono, anche e soprattutto fuori città e anche se sono deserte

# Non state troppo a destra (soprattutto nelle strade urbane): questo consiglio è in disaccordo con le regole della strada, ma in Italia tenersi troppo a destra guidando la moto è un’acrobazia: ci sono le peggiori buche (a destra); ci sono gli apritori selvaggi di portiere; i tombini in dislivello di una pertica, la sabbia e i bambini che sbucano improvvisamente con le dita nel naso. Rimanendo moderatamente al centro della corsia si ha maggior spazio a disposizione per manovrare i caso di imprevisti.

# Occhio agli specchietti soprattutto prima del sorpasso. Inoltre è utile anche (e non solo) voltarsi per gettare un’occhiata veloce alla propria “zona cieca” prima di immettersi tramite le corsie di accelerazione o prima di svoltare o di uscire dalle rotonde, soprattutto nei luoghi trafficati. In inglese questa “girata di testa” è detta (non a caso) “lifesaver check” (letteralmente: “controllo salvavita”). Una consistente parte degli incidenti stradali in moto coinvolge anche un’auto e sono causati dalle mancate precedenze (anche tra corsie; di auto che non vedono la moto).

# Prima di sorpassare occhio agli specchietti retrovisori (ed eventuale lifesaver check): c’è sempre uno sputerista o un motociclista inesperto (o idiota) che arriva da dietro a manetta.

# Mantenere le distanze durante il sorpasso: se rimanete troppo vicini ai mezzi che sorpassate o, addirittura, gli viaggiate paralleli, rischiate di finire (e rimanere) nella loro “zona cieca” e (terribile) non lascerete spazio al mezzo che state sorpassando per evitare un ciclista, un pedone o un’altra auto che sbuca.

# L’abbigliamento tecnico non è un optional (come molti credono): quando (e se) viaggiate in auto, vi sono alcune caratteristiche di sicurezza passiva e sicurezza attiva che vi proteggono in caso di spiacevoli “inconvenienti”. Quando siete in moto la parte dedicata alla sicurezza passiva sono le vostre chiappe… vi pare abbastanza? Provate a strofinare energicamente un polso su di un muro liscio liscio, coprendolo solo con uno strato di stoffa sottile: vi sembrerà di prendere fuoco. Ora immaginate caviglie/polsi/schiena/gomiti/spalle che strofinano sull’asfalto (nella migliore delle ipotesi) a 50 Km/h, coperti solo da una maglia estiva oppure dal nulla ..l’effetto -oltre che abrasivo- è ustionante.

# Tenete le distanze di sicurezza al più possibile, perchè per fermare la moto a 70Km/h ci vuole un determinato spazio; per fermare lo stesso veicolo a 75 Km/h ce ne vuole molto di più!

# Conosci te stesso, ma non conosci la strada? allora rallenta!

# Strisce e macchie scivolose: la segnaletica stradale orizzontale (le strisce, di tutti i tipi) è assolutamente meno aderente del resto dell’asfalto.. quindi sono pericolose.

# Frena Ugo!: le frenate in moto sono più difficili di quelle in auto. La moto, infatti, ha solo 2 punti d’appoggio (ruote) per cui durante le eventuali brusche frenate bisogna anche gestire l’equilibrio. Comunque, i freni in moto vanno usati in modo moderato e soprattutto bisogna stare attenti a *dove* si frena. L’asfalto, o comunque la strada, che avete sotto le ruote, deve essere tenuto in conto, imparate a farci caso come fosse una parte del vostro corpo: basta un sottile velo di sabbia e la ruota in frenata si blocca o tende a scivolare e si rischia di sdraiarsi; i sassolini fanno saltellare la ruota in curva; i piccioni/gatti/cani/suocere/elefanti morti spiaccicati, la celeberrima buccia di banana (si, vale anche per le moto), l’asfalto bagnato, etc. rendono più pericolosa la strada.

# Ci sono solo 2 modi per indossare un casco: uno giusto e uno sbagliato. Indossare il casco come o con un cappello, senza allacciarlo o, peggio, con il cinturino allacciato larghissimo e il casco che scende dietro la testa è un validissimo modo per decapitarsi.

# Bevete! Considerate sempre che pilotare una moto, anche quando fa freddo, è un lavoro che comporta degli sforzi psicologici e fisici, sottopone il nostro corpo a uno stress maggiore rispetto alla guida di un’auto. Soprattutto in estate, anche se per brevi tragitti, è buona abitudine non ignorare la sete e munirsi (prima di partire) di una qualche bevanda analcolica rigorosamente a temperatura ambiente, anche se ci sono 40 gradi (ci si fa’ l’abitudine, non preoccupatevi). I motociclisti che ignorano la sete rischiano la disidratazione e, quindi, perdono la concentrazione, rischiano brevi allucinazioni.

Questo è quanto. Come vi ho anticipato in apertura di post, quello che vi ho scritto non è farina del mio sacco, ma di bruce0wayne e precisamente tratta dal suo intervento “Moto: guida sicura/difensiva in motocicletta“. Io vi consiglio vivamente di andare a leggere tutto il suo intervento, innanzitutto perché è più completo, ma anche perché è tenuto in costante aggiornamento e poi è ricco di video e immagini interessanti. Alla fine, se avete letto fino a qui, cosa vi costa fare un altro click? :P

Moto: guida sicura/difensiva in motocicletta

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Asso_2nd on giugno 5th, 2009

In questi ultimi giorni, dopo l’attacco di Maurizio Lupi  (parlamentare del Popolo delle Libertà) ad Annozero, Travaglio è stato accusato di mentire, di essere un falso e ipocrita, etc. etc.

Io, che lo apprezzo tantissimo come giornalista, in quanto mi piace moltissimo come scrive e come è in grado di catturare l’attenzione, non ho fatto come l’italiano medio che o crede a Travaglio o a Lupi, ma sono andato a documentarmi. Vediamo, quindi, cosa è successo.

Durante Annozero del 26 maggio, Lupi ha detto a Travaglio:

“Il diritto violato è di chi si sente di dover ascoltare qui, in una televisione pubblica, per sette minuti una predica da uno condannato, il signor Travaglio, per diffamazione più volte [...]. Lei casca male signor Travaglio, qui ci sono le sentenze dove lei è stato condannato per diffamazione. Lei la predica non la può fare e in ogni caso, se lei fosse coerente, con quello che dice [...]. Lezioni da un condannato io non le prendo [...].”

il quale ha risposto:

“Sono completamente incensurato dopo 150 querele in 25 anni che faccio questo mestiere e quindi non sono mai stato condannato definitivamente in nessun processo”.

Bene. Chi mente? Chi ha ragione? A parte che mettere sullo stesso piano Travaglio e un politico mi sembra una bestemmia. Nel primo caso ci sarebbe una condanna per un’opinione detta o scritta, nella seconda per aver rubato dei soldi, ma vabbè. Sta di fatto che la situazione è la seguente:

Travaglio è effettivamente incensurato e la sua fedina penale è effettivamente immacolata. Vuol dire che, fino a oggi, non ha subito condanne definitive in sede penale. E’ vero, ci sono ancora a suo carico 3 processi, 2 in sede civile e uno in sede penale, (conclusi in primo grado, ma come ben sapete ne mancano ancora 2 per arrivare a una condanna definitiva), ma questo non vuol dire nulla. Travaglio ha detto il vero.

Tra l’altro se cercate su Wikipedia troverete un errore. Si riporta che

“Il 28 aprile 2009 è stato condannato (Travaglio, ndr) dal Tribunale penale di Roma per il reato di diffamazione aggravata dall’uso del mezzo della stampa, perpetrato, mediante un articolo pubblicato il 6 marzo 2007 sul quotidiano L’Unità, ai danni dell’allora direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce.”

Falso!

Così sembra che Travaglio sia stato condannato definitivamente, invece quella era solo una sentenza. Infatti troviamo che:

“Nel maggio 2009 la Cassazione conferma un proscioglimento sancito nel dicembre 2008 dal GIP di Roma, relativo ad un’indagine per diffamazione asseritamente commessa, nei confronti di Fabrizio Del Noce, attraverso la pubblicazione di un articolo su L’Unità del 2007″

Ovvero che in cassazione Travaglio è stato prosciolto.

Tutto questo omettendo che un giornalista come Marco è normale che si becchi denunce su denunce… visto quello che scrive! E che su 150 querele, fino ad ora, non ne sia passata neanche una… beh, dovrebbe far riflettere.

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Asso_2nd on giugno 4th, 2009

Ho scoperto per caso questo “simpatico vecchietto” (non me ne voglia, probabilmente, anzi, sicuramente, ha più energia lui con i suoi 85 anni che io con i miei 27) guardandolo su questo video:

[EDIT] Ho messo il video in fondo all’intervento (dopo il tasto “Read the rest of this entry »”) perché parte in automatico -.- [/EDIT]

Indipendentemente dall’argomento trattato durante la puntata dimostra di essere davvero un grande. E’ colto, preparato, arzillo, pimpante e con la battuta pronta. Davvero un mito!!!!!!!!!!!!!!!
Non volete vedere il video, ma volete sapere chi è? Bene, è un politologo italiano che ha alle spalle anni e anni e anni e anni di cultura e preparazione.
Laureato in Scienze Politiche all’Università di Firenze, dove alcuni anni più tardi è stato professore di Storia della Filosofia Moderna, Scienza della Politica e Sociologia. Ha ricevuto la carica di Albert Schweitzer Professor in the Humanities alla Columbia University.
Come se non bastasse è stato nominato Dottore Honoris Causa dall’Università di Genova, dall’Università di Georgetown, dall’Università di Guadalajara, dall’Università di Buenos Aires, dall’Università Complutense di Madrid, dall’Università di Bucarest e dall’UNAM di Città del Messico.
Insomma, uno che quello che dice… lo sa!

Quello che conta, comunque, è che ha una testa cubica e che mi stimola intellettualmente. Questo week-end, infatti, andrò subito a comprare il suo libro: Il sultanato (Laterza).

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Asso_2nd on giugno 1st, 2009

Ana HickmanRagazzi, quando l’ho vista non ci potevo credere… non tanto per la bellezza in se (è una modella, deve essere bella per definizione), ma perché… è del mio stesso anno di nascita!!!!!!!!! :D (aho, non conoscevo nessuno di famoso del 1981… eccetto me, ovviamente)

Sto parlando di Ana Hickmann, una modella brasiliana classe 1981. Tanto per la precisione, la cara Hickmann detiene il record mondiale per la modella con le gambe più lunghe (123cm) e per chiunque stesse pensando di conquistarla… è sposata da quando aveva 16 anni ;)

Ana HickmanVi lascio in mano a google image per altre sue foto… Sono quasi commosso…

P.S. gli scatti migliori li trovate sul suo sito ufficiale, comunque :)

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Asso_2nd on maggio 11th, 2009

Venerdì e sabato, insieme a Frossi (si, la persona dalla quale è nata l’omonima unità di misura) sono stato all’IISFA Forum, dove si è tenuto il Cybercop 2009, ovvero il concorso nazionale a squadre sulle indagini informatiche e computer forensics.

Oggi, però, non voglio tediarvi su quella che è una mia passione (la forensica, ndr), anche perché (onestamente) penso che non gliene freghi niente a nessuno :D
Detto ciò, quindi, a cosa serve questo post? Vi ringrazio per la domanda…

Il Cybercop (o l’IISFA Forum, decidete voi), si è svolto a Bologna, dove abbiamo quindi passato un paio di giorni in allegria. Ora, visto che ci sono e visto che vi interessa (sì, come no), vorrei spendere alcune parole su questa città.

Ah, Bologna… città rossa, dicono. Città strana, scrivono. Città del caxxo, dico io! Innanzitutto è il posto con il quantitativo più alto di gente strana che io abbia mai visto. Non a caso sono riuscito a vedere, per la prima volta nella mia vita (dal vivo, aggiungerei), le seguenti “persone”:

  • una gothic lolita vestita di nero con ombrellino;
  • una ragazza con degli stivali (nel senso che si vedevano solo quelli, poi per il resto era più nuda che altro) dai colori sgargianti che toccavano qualsiasi tonalità umanamente riproducibile su del tessuto;
  • alcuni Emo che passeggiavano piangendo per il parco;
  • svariati sfattoni che suonavano sdraiati per terra (con un cane e un bicchiere della coca cola al seguito);
  • varie ed eventuali.

Oltre a questi simpatici soggetti ecco altre chicche che non possono mancare in un soggiorno bolognese:

  • uno sfattone, chiedendominonricordocosa, mi ha benedetto con le seguenti parole: “che i tuoi figli non siano mai toccati dal fascismo”;
  • un venditore ambulante di giornali, al semaforo (fino a qui niente di male) che correva dietro alle macchine per dare il giornale al volo e per consegnare l’eventuale resto;
  • le strade non esistono. Esistono delle cose che fungono da strade in quanto ci vedi sopra dei mezzi, altrimenti penseresti a vie dedicate al transito dei cavalli. Sui pullman è difficilissimo stare in equilibrio (e io sono un pendolare, quindi sono abituato a stare sui mezzi pubblici) e la temperatura media è di 300°

Infine, forse perché ero vestito bene, non saprei, mi hanno chiesto:

  • 4 sigarette;
  • 2 accendini;
  • il binario per il treno di Crevalcore;
  • il binario 1 est;
  • di parlare al cellulare con un amico perché lui (alla domanda 1 est) non capiva cosa gli stessi rispondendo

Insomma, volete visitare una città strana? Andate a Bologna

P.S. Grazie a Lorayne, Hypercube e Pyron per la compagnia di sabato pomeriggio :)

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Asso_2nd on maggio 3rd, 2009

Ieri sera, prima di vedere Wolverine, ho visto il trailer di “Nemico Pubblico” con Johnny Depp e Christian Bale… a parte la spettacolarità del trailer stesso, il film sembra una figata assurda (racconta di John Dillinger) e di conseguenza va visto subitooooo, non appena esce nelle sale!

Ci vediamo al cinema, allora, il 2 ottobre per Nemico Pubblico ;)

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Asso_2nd on aprile 27th, 2009

In culo ai mendicanti che mi chiedono soldi e che mi ridono alle spalle.
In culo ai lavavetri che mi sporcano il vetro pulito della macchina.
In culo ai Sikh e ai Pakistani, che vanno per le strade a palla con i loro taxi decrepiti! Puzzano di curry da tutti i pori; mi mandano in paranoia le narici! Aspiranti terroristi, e rallentate, cazzo!
In culo ai ragazzi di Chelsea, con il torace depilato e i bicipiti pompati, che se lo succhiano a vicenda nei miei parchi e te lo sbattono in faccia sul Gay Channel.
In culo ai bottegai Coreani, con le loro piramidi di frutta troppo cara, con i loro fiori avvolti nella plastica: sono qui da 10 anni e non sanno ancora mettere due parole insieme.
In culo ai Russi di Brighton Beach, mafiosi e violenti, seduti nei bar a sorseggiare il loro thè con una zolletta di zucchero tra i denti; rubano, imbrogliano e cospirano. Tornatevene da dove cazzo siete venuti!
In culo agli Ebrei Ortodossi, che vanno su e giù per la 47a nei loro soprabiti imbiancati di forfora a vendere diamanti del Sudafrica dell’apartheid.
In culo agli agenti di borsa di Wall Street, che pensano di essere i padroni dell’universo; quei figli di puttana si sentono come Michael Douglas/Gordon Gekko e pensano a nuovi modi per derubare la povera gente che lavora. Sbattete dentro quegli stronzi della Enron a marcire per tutta la vita!!! E Bush e Cheney non sapevano niente di quel casino?! Ma fatemi il cazzo di piacere! In culo alla Tyco, alla ImClone, all’Adelphia, alla WorldCom…
In culo ai Portoricani: venti in una macchina, e fanno crescere le spese dell’assistenza sociale. E non fatemi parlare di quei pipponi dei Dominicani: al loro confronto i Portoricani sono proprio dei fenomeni.
In culo agli italiani di Benson Hurst con i loro capelli impomatati, le loro tute di nylon, le loro medagliette di Sant’Antonio, che agitano la loro mazza da baseball firmata Jason Giambi, sperando in un’audizione per I Soprano.
In culo alle signore dell’Upper East Side, con i loro foulard di Hermès e i loro carciofi di Balducci da 50 dollari: con le loro facce pompate di silicone e truccate, laccate e liftate. Non riuscite a ingannare nessuno, vecchie befane!
In culo ai negri di Harlem. Non passano mai la palla, non vogliono giocare in difesa, fanno cinque passi per arrivare sotto canestro, poi si girano e danno la colpa al razzismo dei bianchi. La schiavitù è finita centotrentasette anni fa. E muovete le chiappe, è ora!
In culo ai poliziotti corrotti che impalano i poveri cristi e li crivellano con quarantuno proiettili, nascosti dietro il loro muro di omertà. Avete tradito la nostra fiducia!
In culo ai preti che mettono le mani nei pantaloni di bambini innocenti. In culo alla Chiesa che li protegge, non liberandoci dal male. E dato che ci siamo, ci metto anche Gesù Cristo. Se l’è cavata con poco: un giorno sulla croce, un weekend all’inferno, e poi gli alleluia degli angeli per il resto dell’eternità. Provi a passare sette anni nel carcere di Otisville.
In culo a Osama Bin Laden, a Al Qaeda e a quei cavernicoli retrogradi dei fondamentalisti di tutto il mondo. In nome delle migliaia di innocenti assassinati, vi auguro di passare il resto dell’eternità con le vostre settantadue puttane ad arrostire a fuoco lento all’inferno. Stronzi cammellieri con l’asciugamano in testa, baciate le mie nobili palle irlandesi!
In culo a Jackob Elinsky, lamentoso e scontento. In culo a Francis Slaughtery, il mio migliore amico, che mi giudica con gli occhi incollati sulle chiappe della mia ragazza. In culo a Naturelle Riviera: le ho dato la mia fiducia e mi ha pugnalato alla schiena, mi ha venduto alla polizia, maledetta puttana!
In culo a mio padre, con il suo insanabile dolore, che beve acqua minerale dietro il banco del suo bar, vendendo whisky ai pompieri inneggiando ai Bronx Bombers.
In culo a questa città e a chi ci abita. Dalle casette a schiera di Astoria agli attici di Park Avenue, dalle case popolari del Bronx ai loft di Soho, dai palazzoni di Alphabet City alle case di pietra di Park Slope e a quelle a due piani di Staten Island. Che un terremoto la faccia crollare, che gli incendi la distruggano, che bruci fino a diventare cenere, e che le acque si sollevino e sommergano questa fogna infestata dai topi.
No… No, in culo a te, Montgomery Brogan. Avevi tutto e l’hai buttato via, brutta testa di cazzo!

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Asso_2nd on aprile 23rd, 2009

Joe con l'Omnia i900Come vi avevo preannunciato in questo post, avevo di recente vinto un blog contest su Evaystyle ed ero quindi in attesa di ricevere l’agognato regalo: un Samsung Omnia i900. Ebbene, lunedì mattina mi è finalmente arrivato :)

Nell’immagine qui a fianco lo potete vedere in tutto il suo splendore (non fate caso alla mia faccia da ebete, fare le foto con l’autoscatto non è affatto facile), bellissimo, vero?

Vi rimando anche al post su Evaystyle, dove si parla proprio della mia succulenta vincita :)

Ringrazio ancora gli organizzatori per il regalo! :D

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Asso_2nd on aprile 16th, 2009

Il post originale mi è stato segnalato via e-mail e arriva da questo blog. Io l’ho trovato davvero bellissimo, quindi ve lo propongo tale e quale. Secondo me vale tutti i 5 minuti necessari per leggerlo. Complimenti all’autore.

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo.

So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede.

Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera.

Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.

Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo.

Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.

E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.

C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?

Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?

Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme – da generazioni – gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.

Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa?

A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.

Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata.

Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.

Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?

Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.

Ecco, nella mia città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.

Ecco, in quei 7 milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.

Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.

Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.

Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.

Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.

Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.

Come la natura quando muove la terra, d’altronde.

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